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COMUNE DI CERETE
Via Roma, 7
24020 Cerete (BG)
tel: 0346 63300 fax: 0346 63177

Cerete, il cui nome deriva da “cerro” (tipo di vegetazione arborea, simile al rovere e presente un tempo in abbondanza nella zona), è situato nella parte mediana della Val Borlezza, a sua volta centrica, tra le Valli Seriana, di Scalve, Camonica e Cavallina. Confina con i Comuni di Bossico, Sovere, Gandino, Rovetta e Songavazzo. Il suo territorio, che occupa una superficie di ha. 1394, giace per il 3% sul fondo pianeggiante e per il 97% sulle pendici delle montagne.

L’altitudine sul mare varia da m 407 (confluenza Valle dei Matti- Borlezza) a m 1419 (Cima Lusù). Attraversano la zona due corsi d’acqua: il Borlezza che, nato dal Col Vareno (territorio nei rispettivi versanti, dei Comuni di Castione della Presolana e Angolo Terme), scorre a valle, gettandosi nel lago d’Iseo, e il suo affluente Cula che, scendendo in due rami (Glerola e Trinale) dal Vago di Pernusino, si unifica al piano, immettendosi nel Borlezza, insieme allo scolo del Fossato. La ripartizione dell’area territoriale per qualità di colture vede al primo posto i boschi (compresi i castagneti), seguono i prati, i campi e le colture legnose specializzate, chiudono i pascoli e gli incolti sterili.

Notevole la riduzione verificatasi negli ultimi decenni delle aree riservate al bosco e alla semina, a vantaggio di prati e pascoli. Rilevante, insieme, anche la parte di terreno sottratta dagli insediamenti produttivi nei “Bruseti” sulla provinciale Clusone-Lovere, nel tratto Fonteno al confine con Sovere e dalle numerose nuove costruzioni sorte un po’ dappertutto, per migliorare la ricettività locale, soprattutto in funzione turistica. La popolazione che attualmente conta 1360 unita circa, nella stagione estiva viene moltiplicata dalle crescenti presenze di chi sceglie, per riposare, la tranquillità dei nostri monti, dall’aria tuttora balsamica: si tratta in genere di ospiti provenienti dall’area milanese, ma di anno in anno aumentano in percentuale anche quelli che si spostano da altre province di regioni diverse.

Il capitale primo e più prezioso di Cerete, al quale tutti possono gratuitamente attingere, è costituito da una natura viva, rigogliosa, sana e multiforme. Chi ama lo spazio, i colori, la luce, le voci delle cose, i contrasti, la vita all’aperto, le escursioni in montagna, qui ha trovato il suo posto ideale. Si possono fare e godere i soliti quattro passi indisturbati, su viottoli di campagna, agevoli e solitari, magari in direzione del Cula o del Borlezza; guadagnare con calma i vicini colli panoramici di Alguarino, di Pernusino, di Falecchio, del Cerreto, dei Cedrini; addentrarsi nelle zone ombrose della Selva, di Barcolo, di Prestaello, della Crapa, di Pala; raggiungere i prati della Luisa, del Fossato, di Lentino; camminare, anche con i bambini, su strade pianeggianti, lungo il corso del «fiume» o verso la cappella della Santissima Trinità, di fronte alla valle di Covale, o sull’antica arteria romana, nei pressi di Ronco e di Trinale. Volendo, è poi possibile affrontare percorsi più impegnativi: dalla sommità dell’Argua (il monte che ospita Cerete) al “Carnoss” e a “Camnu”, dal sentiero del “Traers” (Traverso) alle sponde di Covale, da Pala basso a Pala alto, toccando la vetta del “Cuca” (m 1111), e sul versante opposto dalla “Garealda” a Lusù alto, dove i gitanti, usufruendo della tettoia d’una baita comunale appositamente attrezzata, possono godersi 1’incanto della vallata, confortati da cibi caldi preparati sul posto.

Per gli appassionati della montagna questi sono solo alcuni degli ottimi punti di partenza per esplorazioni più vaste della zona che fornisce interessanti itinerari in ogni direzione: da Camasone al Colle della Sfessa, al Torrione, al rifugio Magnolini, dalla Cremonella di Covale (sorgente di acqua pura e freschissima, noto punto d’incontro per chi affronta la valle) a Bossico, attraverso selve di conifere e i vasti, superbi prati della Colombina, da Lusù a Pasculma, alla Malga Lunga, al Campo d’Avena, dal Fogarolo al Pizzo Formico.

Cerete, data la sparsa collocazione delle sue antiche contrade, dista da Clusone dai sei ai sette chilometri e da Lovere dai nove ai dodici chilometri. Al turista che lo viene a visitare, Cerete riserva però anche un’altra piacevole sorpresa: il suo volto segnato dal passaggio antico di gente industriosa, nobile, influente. Se ne scoprono le tracce nei tratti di acciottolate, ripide vie, ancora in parte limitate da lastroni di pietra, accanto ai sopravvissuti mulini, tuttora ostinatamente in azione sotto il peso dei secoli, di fronte alle caratteristiche costruzioni d’altri tempi, impreziosite da archi, colonne, stemmi, soprattutto negli affreschi murali e nei dipinti su tela, scampati agli strappi e alle vendite abusive.

Scriveva nel 1905 il Baradello: “Forse nessun paese del Bergamasco, conta tante pitture murali come Cerete Alto. Sulle facciate delle case, sui canti delle vie, e un vero sfoggio di antichi dipinti.”; ed era proprio cosi, fuori e dentro le abitazioni, fino a poche decine di anni fa. Purtroppo oggi il numero di quei dipinti, per cause molteplici, si e molto assottigliato. Tuttavia cio che è rimasto in ognuno dei centri abitati del nostro Comune riscuote ancora interesse e ammirazione. Nelle chiese in particolare (le due parrocchiali, il santuario della Nativita di Maria in Novezio e la cappella sepolcrale dei nobili Marinoni in Cerete Alto), l’arte, quella vera, rappresentata dai piu bei nomi d’ogni tempo, ha messo radici veramente copiose e profonde.



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